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Idle No More

tradotto da alessandra maugeri

Lo scorso 10 dicembre in tutto il Canada si sono mobilitate migliaia di persone  sotto lo slogan Idle No More (Non saremo più inattivi) per protestare contro gli effetti delle politiche governative, esistenti e ventilate, sulle popolazioni native canadesi.

 

Vista la scarsa attenzione dei media mainstream, Idle No More ha sfruttato i social media informare sul vasto calendario di raduni, manifestazioni e blocchi stradali, tanto che lo hashtag idlenomore in queste settimane è trending nell’area canadese dil Twitter.

 

I raduni – che si tengono tuttora nelle città principali come Toronto, Ottawa, Edmonton, Winnipeg e Calgary – sono l’espressione più allargata dello scontento delle Prime Nazioni, mai manifestatasi a tale livello in Canada. Alcuni hanno battezzato il movimento “Inverno Nativo,” parafrasando l’onda rivoluzionaria della “Primavera Araba” che ha scosso il Medio Oriente a partire da due anni or sono.

 

 


Manifestazione alla Blood Reserve di Standoff, Alberta. Foto di Blaire Russell

 

 

In una delle iniziative di più alto profilo del movimento, il capo Attawapiskat Theresa Spence ha iniziato martedì uno sciopero della fame, che intende proseguire finché il Presidente Stephen Harper e la regina Elisabetta II non accetteranno di negoziare con i leader delle Prime Nazioni.

 

 

Ha affermato di essere pronta a morire per la sua gente se il governo conservatore non mostrerà maggiore rispetto per i cittadini nativi. Il Ministro per i Rapporti con gli Aborigeni, John Duncan, si è offerto di incontrare capo Spence. Altri sostenitori si sono impegnati a digiunare per solidarietà e stanno organizzando eventi tramite Facebook, a Toronto e in altre città canadesi.

 

La Nazione Attawapiskat ha ottenuto una certa attenzione a livello internazionale nell’ottobre dello scorso anno, in occasione di una crisi degli alloggi in pieno inverno che ha messo in evidenza le terribili condizioni di vita delle comunità di nativi nell’Ontario settentrionale. I manifestanti sottolineano che il caso degli Attawapiskat è solo un esempio del modo in cui il governo conservatore trascura le esigenze delle Prime Nazioni.

 

 

La nascita del movimento Idle No More si deve agli avvenimenti del 4 dicembre, quando a un rappresentante delle Prime Nazioni è stato impedito di entrare nella sede del Parlamento a Ottawa per dar voce ai loro timori su una proposta di legge in discussione.

 

La legge quadro del governo Harper, il cosiddetto Bill C-45, ha spinto il movimento Idle No More ala riscossa. Nota anche come “Legge per la crescita e l’occupazione 2012,” il Bill C-45 va a modificare l’ Indian Act, le norme che regolano i rapporti con i nativi, senza consultare le Prime Nazioni, introducendo emendamenti a più di sessanta leggi, tra cui non solo l’ Indian Act, ma anche la legge per la tutela delle acque navigabili, la regolamentazione delle pesca e altre normative in vigore. Gli oppositori sostengono che queste modifiche violano i trattati esistenti e minano la tutela ambientale delle acque e del suolo.

 

In un articolo assai citato e puntuale, The natives are restless. Wonder why? (I nativi non ci stanno. Chissà perché?) Chelsea Vowel, blogger di etnia Métis, indica come il movimento vada oltre la contestazione del Bill C-45 per opporsi a un rapporto più sistemico tra Stato e cittadini:

 

“Tutto si riduce a questo: il Canada non si è impegnato ad affrontare il rapporto colonialista che ancora oggi ha con le sue popolazioni indigene. Anzi, lo nega”.

 

E in altro post spiega: 

“Oggi, in varie città e comunità del Paese, le popolazioni indigene si stanno radunando per far sentire la loro voce contro una serie di norme portate avanti in tutta fretta e senza consultare le Prime Nazioni. Norme che minacciano di avere gravi implicazioni per i diritti dei nativi. Ma i problemi da affrontare non sono solo questi. Alla radice di tutto c’è il perdurante, malsano rapporto colonialista che il governo canadese intrattiene con le popolazioni indigene, che si enuclea in tantissime problematiche, dall’ambiente alla sanità, alle carceri, ai suicidi, all’istruzione, alla violenza, e così via.

 

Al grido di Idle No More  questo movimento genuinamente di base va raccogliendo tanta gente che sta utilizzando i social media in un modo che posso francamente definire senza precedenti. Inutile cercare un messaggio unico, perché non c’è… a parte quello che dice: ‘Ehi, Canada, devi cominciare a prenderci sul serio’”.

 

Ma non sono solo le Prime Nazioni a condividere questo punto di vista. In un’intervista a PostMedia News del 30 novembre, l’ex Primo Ministro Paul Martin ha parlato dei bassi livelli di sanità e di istruzione tra i gruppi nativi canadesi. Martin sostiene che il Canada

 

“Non ha mai ammesso nemmeno con se stesso di essere stato, e di essere tuttora, una potenza coloniale… e continua a puntare sull’assimilazione. Quale altra ragione, quale altra scusa ci può essere per la discriminazione applicata nei finanziamenti?”

 

Il Bill C-45 segue da vicino altre iniziative governative che potrebbero indebolire le organizzazioni dei nativi. A settembre di quest’anno il governo federale ha annunciato tagli di almeno il 10% a tutte le organizzazioni di rappresentanza aborigena locali e nazionali. A sottolineare le conseguenze di tali tagli, Tanya L, studentessa alla McGill University e autrice di etnia Metis-Cree scrive su Twitter:

 

@TanyaLalondie: “Ho visto tagliare uno dopo l’altro i programmi che avrebbero dovuto aiutare la nostra gente a guarire, crescere, svilupparsi e acquisire importanza in un mondo di diseguaglianza idlenomore“.

 

Ma Aaron Paquette, anche lui Métis, sostiene che l’attuale legislazione neoliberal interessa tutti i canadesi, non solo i nativi:

 

“Questo governo sta tentando di svendere sistematicamente le nostre risorse e di mettere ancora più risorse a disposizione per essere sfruttate …. Tutto questo va oltre le proteste infuriate dei nativi, qui si tratta di prendere consapevolezza del mondo in cui si vive”.

 

La blogger Nora Loreto ha poi scritto un post per indicare in che modo i non-nativi possono contribuire con il proprio sostegno e la propria partecipazione alle proteste.

 

 

 

 

 

I partecipanti alla manifestazione hanno criticato le testate mainstream per non aver parlato delle diffuse proteste. Come hanno fatto notare molti blogger, si è parlato molto di più del recente caso di una scimmia con il cappotto che si aggirava in un negozio IKEA di Toronto, che non degli innumerevoli raduni delle Prime Nazioni su tutto il territorio nazionale.

 

Cionostante, l’attività del movimento è esplosa su Twitter con l’hashtag idlenomore. I netizen hanno diffuso informazioni sulle manifestazioni, i blocchi stradali e i raduni in programma attraverso i social media. Come commenta l’attivista e scrittore Derrick O’Keefe, si spera che la presenza continuata sui social media possa costringere le testate mainstream a rilanciare la storia di Idle No More.

 

Per informazioni aggiornate sul movimento, ci sono il sito anche  idlenomore.ca, la pagina Facebook e i rilanci della Aboriginal Multi-Media Society. La  prossima manifestazione nazionale di Idle No More è fissata per il 21 dicembre.

 

[ Post originale su Global Voices:  Indigenous ‘Idle No More' Movement Sweeps Canada ]